Il naviglio grande e Leonardo da Vinci

Il naviglio grande e Leonardo da Vinci

Il legame del genio con il capoluogo lombardo

Leonardo trascorre a Milano quasi venticinque anni della sua vita, inizialmente presso la corte degli Sforza (1482-1499) e, a partire dal 1506, al servizio dei Francesi.

Sono del periodo milanese la Vergine delle Rocce, la dama con l’ermellino e ovviamente, l’Ultima Cena nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie.

Ma oltre ai lavori prettamente artistici, il genio di Leonardo si applicò anche a importanti opere di ingegneria.
Prima di arrivare a Milano, Leonardo scrive a Ludovico il Moro di saper condurre acque da un loco all’altro.

 

I Navigli di Leonardo da Vinci

Da numerosi disegni contenuti nei codici, sappiamo che Leonardo è sempre stato attirato dalle opere idrauliche e dall’acqua: questo suo interesse mostra solamente un aspetto del suo metodo di osservazione e rappresentazione del paesaggio, allo stesso tempo artistico, naturalistico ed ingegneristico.

È proprio durante il primo soggiorno milanese, che Leonardo disegna una suggestiva pianta della città: per la prima volta, oltre ad essere annotate le porte di Milano, con le loro distanze espresse in braccia milanesi, appare nella cartografia anche il tratto del naviglio della Martesana, tra Porta Nuova e Piazza S. Marco.

Appena arriva a Milano, Leonardo decide di impegnarsi ed applicarsi per apportare ulteriori miglioramenti all’intero sistema dei canali: « prima farò alcuna esperienza avanti che io proceda ».

Tra tutti i navigli milanesi, quello a cui dedica maggiore attenzione, è il Naviglio Grande: « vale 50 ducati d’oro. Rende 125.000 ducati l’anno il Naviglio ed è lungo 40 miglia e largo braccia 20 ».

È così che Leonardo definisce il Naviglio Grande, sintetizzandone le caratteristiche tecniche ed economiche prima di elaborare le note idrauliche sulle quantità erogate dalle ‘bocche’.

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